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Impressioni di Gianni Sinesi – I vini del Sommelier del Ristorante Reale

In questo Wine Blog ho raccontato di vignaioli, vigne e cantine, ho condiviso impressioni di degustazione riguardo vini assaggiati e, rare volte, ho  ospitato persone ancor prima che “personaggi” declinando i miei scritti secondo interviste informali, schiette e dirette.

Anni fa intervistai un giovane Sommelier di uno dei più importanti ristoranti d’Italia e, dunque, del mondo. Parlo di Giovanni – per gli amici Gianni – Sinesi del tristellato Reale di Niko Romito.Parlammo del suo ruolo di Sommelier e della sua passione per il vino, di viaggi ed assaggi fatti insieme e di progetti per il futuro ma mai mi sarei aspettato di ritrovarmi ad assaggiare un vino con il suo nome in etichetta.

Ecco perché, vuoi per stima ed amicizia che ci legano vuoi per la mia innata curiosità enoica, non potevo mancare, qualche settimana fa a Milano, alla presentazione della prima etichetta “Impressioni di Gianni Sinesi”.

Prima di lasciarvi al rapido ed esaustivo botta e risposta tra me e Gianni riguardo il suo progetto ci tengo a condividere con voi, nella maniera più coerente e incondizionata, le mie impressioni – scusate il gioco di parole – sul suo Montepulciano d’Abruzzo 2018 prodotto nella tiratura limitata di 1000 bottiglie.

Impressioni di Gianni Sinesi – Montepulciano d’Abruzzo DOC 2018: il primo nato è un elogio alla regione che lo ha adottato e al suo vitigno principe. Un Montepulciano d’Abruzzo snello, dinamico, fine che punta tutto sulla beva agilissima e sul finale decisamente saporito, sapido e a tratti sanguigno. 

Un Montepulciano che non vuole ostentare forza e struttura, bensì vede nella sua spensierata e spontanea eleganza le sue doti migliori.

Un’interpretazione molto contemporanea che non lesina, però, identità varietale e territoriale. La buona freschezza unita alla scelta di alternare alla vinificazione classica la macerazione carbonica (50%) rendono ancor più divertente un gioco naso-bocca fatto di armonie sottili e vibranti. Un buon inizio per un progetto che sin dal principio punta sui valori della territorialità e della piacevolezza di beva, senza scadere in boriosi esercizi di stile e azzardati voli pindarici.

Sarò sincero, avevo già avuto modo di assaggiare in anteprima questo vino ancor privo di etichetta ma era palese avesse ancora bisogno di bottiglia. A Milano si è presentato aperto e fiero di sé, finalmente nel pieno della sua espressività.

Se l’Impressionismo voleva rappresentare un momento caratteristico e storicamente definito con una tecnica agile e immediata non sarebbe così sbagliato definire l’opera prima di Gianni Sinesi come un atto impressionista volto a fermare nel tempo una sua particolare percezione di un soggetto perennemente cangiante quale è il vino.

Ora, però, lascio che sia lo stesso Gianni Sinesi a raccontarvi della sua avventura attraverso la trascrizione della nostra breve chiacchierata:

-Come nasce l’idea di proporre un tuo vino?

Vorrei poter dire che è nata per caso perché sarebbe indubbiamente una storia più intrigante, ma in realtà è già da qualche anno che penso a come valorizzare quella che è la mia esperienza nel mondo del vino. Guardandomi intorno ho pensato inizialmente a quello che fanno alcuni miei colleghi italiani, che si sono dedicati alle consulenze. Io invece ero alla ricerca di un progetto che mi appartenesse veramente, e un anno e mezzo fa ho capito che pur non avendo una formazione enologica o agronomica avrei voluto “sporcarmi davvero le mani” col vino.  In oltre 15 anni da sommelier al Reale ho sviluppato una mia idea di vino piacevole e bevibile così desideravo dare ad un vino un taglio che mi somigliasse. Ho scelto il Montepulciano d’Abruzzo perché pochi ne conoscono le reali potenzialità, compresse tra alcuni grandi etichette e una moltitudine di vini difficili da bere e troppo rustici e pesanti. Grazie al grande lavoro fatto da molti produttori negli ultimi 10 anni, lavorando sull’eleganza e l’equilibrio, i Montepulciano hanno trovato nuove espressioni, che somigliano di più al mio ideale di piacevolezza, e quindi ho deciso di partire da qui, facendo una scelta decisamente non convenzionale.

-A questo vino ne seguiranno altri?

Il mio progetto prende vita dall’Abruzzo, un luogo che è diventato la mia terra d’adozione e che ho imparato a conoscere, rispettare ed amare, però questo è solo un inizio e ho già iniziato a lavorare sugli sviluppi futuri.

-Quindi parliamo di una selezione? Cosa significa per te proporre una linea di vini a tuo nome?

Non si tratta esattamente di una selezione, ma di dare la mia impronta personale a dei vini di territorio, un qualcosa di unico e di nuovo in Italia, almeno al momento.  Il progetto “Impressioni di Gianni Sinesi” sarà costituito da vini cui voglio contribuire con una mia visione e un mio stile, andando ad incidere su elementi che hanno impatto sul profilo che il bicchiere rivela. Quando ho iniziato a raccontare ad amici produttori la mia idea, ho trovato in Leonardo Pizzolo di Valle Reale un confronto costruttivo e soprattutto il mio stesso entusiasmo per fare qualcosa di inedito, e con lui ho iniziato in Abruzzo. 

-Quanto conta la tua esperienza come sommelier nella selezione dei vini? Ti sei basato e ti baserai solo sul tuo gusto personale o hai tenuto conto e valuterai anche dei trend enoici di questo periodo?

Passare dal lato della degustazione dei vini a dare un contributo alla nascita di un vino è prima di tutto un’emozione e poi una responsabilità, perché è un modo per mettermi in discussione e a confronto in maniera più diretta non solo col produttore ma anche con la materia prima. Sull’etichetta di “Impressioni di Gianni Sinesi” ho voluto mettere la mia impronta. E’ un modo per dire che la mia formazione da sommelier e il mio modo di vedere il vino diventano parte dell’esperienza vissuta da chi berrà quella bottiglia, qualcuno con cui attraverso il vino condividerò le mie Impressioni. Più che tener conto delle mode, i vini di “Impressioni” dovranno avere personalità e un carattere che spero sia riconoscibile.

-Quando ti ritirerai dal mondo della Sommelierie passerai subito alla vigna e alla cantina?

Per ora ritirarmi dalla sommelierie non è un’opzione che considero. Mi piace pensare a questo come un naturale percorso di evoluzione della mia vita professionale, una crescita cui voglio dedicare tutto il tempo che ho a disposizione fuori dalla sala, che resta la mia “casa”. Insieme a Niko Romito e accanto a Cristiana ho investito 15 anni della mia vita, raccogliendo insieme a loro i frutti di un duro lavoro, ed è un progetto in cui nutro delle ambizioni. Vorrei continuare a crescere allo stesso modo in cui Niko sta crescendo espandendo le frontiere del Reale oltre Castel di Sangro, per portare la sua visione di cucina italiana nel mondo. Attraverso “Impressioni” mi piacerebbe poter fare la stessa cosa ma nel mondo del vino.

Ho apprezzato molto l’approccio di Gianni a questa avventura in quanto mai ha utilizzato dinamiche fuorvianti che potevano far pensare a lui come ad un vignaiolo o a un produttore di vino. La trasparenza con la quale ha voluto coinvolgere e rendere parte del progetto il produttore del primo vino mi fa pensare che sarà così anche per le prossime “Impressioni”, che attendo con grande curiosità.

Questo connubio fra produttore e sommelier è un raro esempio di lavoro di squadra che può rappresentare un messaggio importante per chi vede ogni settore del vino a compartimenti stagni. Spesso, è proprio mettendo insieme esperienze differenti e professionalità specifiche di più campi che si possono raggiungere grandi risultati.

#WineIsSharing