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Cantina Il Molinaccio a Montepulciano – Dal primo incontro alla conferma… galeotto fu il Nobile Riserva La Poiana!

Dacché ho iniziato a scrivere di vino
ho sempre avuto un’irrefrenabile voglia di scoprire nuove piccole
realtà, di essere tra i primi ad assaggiare una realtà alla sua
prima annata, visitandone la cantina, camminando fra i suoi vigneti e
assaggiandone i vini ancora “sconosciuti”.

Per quanto sia fondamentale ai fini
della crescita enoica personale conoscere produttori di lunga data e
per quanto sia emozionante visitare cantine che hanno segnato la
storia di determinate denominazioni credo che nulla mia dia più
soddisfazione della sensazione che si prova nell’essere stupiti da un
incontro inaspettato. Nella mia vita mi è capitato abbastanza
spesso, fortunatamente, di ritrovarmi a parlare con produttori alla
loro prima annata o di assaggiare vini in anteprima però nella
maggior parte dei casi ho voluto mantenere un certo equilibrio e ho
evitato di sbilanciarmi subito su quel primo incontro. Questo perché
per quanto bello sia essere stupiti è altrettanto importante, per
chi comunica il vino in maniera coscienziosa e consapevole, seguire
gli sviluppi di chi ha avuto l’ardire di stupirmi al primo incontro,
al primo assaggio.

Perdonatemi la lunga premessa ma calza
a pennello con ciò che è successo con l’Az. Agr. Il Molinaccio di
Montepulciano che incontrai anni fa alla prima annata di produzione,
in occasione di una manifestazione enoica, e che sin dai primi
assaggi mi colpì per la capacità di interpretare il territorio
poliziano con grande garbo e una propensione rara alla valorizzazione
del Sangiovese in purezza.

Sono passati anni da quell’incontro e
di vendemmia in vendemmia ho continuato a seguire le evoluzioni
dell’azienda poliziana, sono stato una prima volta nei poco più di
3.5ha di vigneto a 350m slm per lo più su terreni tufacei, dai
quali provengono i vini del Molinaccio e ho visitato la cantina
della tenuta costruita sui ruderi di un antico mulino (oggi
restaurato) e sono tornato a casa ancor più convinto delle
potenzialità di Alessandro Sartini. Eppure, ci è voluta una seconda
visita, fatta solo qualche giorno fa appena usciti dal lockdown, per darmi la conferma
definitiva che da quella vigne e da quelle botti, da quel primo
incontro, la capacità di stupire non sia mai scemata!

Se la scelta di Marco Malavasi e
Alessandro Sartini – gestori dell’azienda – di aderire alla
certificazione biologica è più che apprezzabile va detto che nei
vigneti e nella cantina de Il Molinaccio la conduzione è sempre
stata molto rispettosa e mirata ad esaltare le peculiarità di
particelle che si sono dimostrate altamente vocate alla produzione di
Sangiovese, nonché capaci di dare al Merlot una connotazione
prettamente territoriale.

Passiamo ai vini che ho avuto modo di
assaggiare durante la mia ultima visita in cantina:

Rosso di Montepulciano Doc “il Golo”
2019 – Il Molinaccio: un rosso tipico nel profilo varietale e
fedele nell’espressione territoriale di un vino fresco, naturalmente
speziato. Un vino gioviale ma non scontato, dinamico ma non esile,
capace di grande beva e di divertire con la sua duttilità a tavola.

La Spinosa Vino Nobile di
Montepulciano Docg 2017 – Il Molinaccio: nonostante l’annata calda,
la l’abilità nella gestione della parete fogliare e l’accortezza
nell’epoca vendemmiale del produttore unite alla capacità di
mantenere integre le acidità dei terreni de Il Molinaccio hanno
conferito a questo vino un equilibrio esemplare. Nessun accenno di
surmaturazione al naso, note balsamiche e minerali quanto ne basta a
dare ulteriore respiro ad uno spettro aromatico che funge da equo
preambolo ad un sorso fiero, slanciato e profondo. La trama tannica
fitta e fine e la chiosa saporita tra ferro e sale sono un degno
finale di una buonissima interpretazione di un’annata non semplice.

La Poiana Vino Nobile di Montepulciano
Riserva Docg 2016 – Il Molinaccio: la grande annata si sente ma ciò che è ancor più
percettibile è la mano lieve dell’azienda nell’interpretazione di
una Riserva che seppur di grandi prospettive sa già esprimersi senza
grandi ostacoli al naso e alla beva. Un vino che gioca sulla maturità
perfetta del frutto e la lieve e intrigante spezia che si fonde a
note mentolate e di sottobosco per un profilo aromatico completo e
complesso. Il sorso abbina muscolo e disinvoltura, potenza ed
eleganza con un tannino marcato ma ben delineato, che fa ben sperare
per l’evoluzione di quella che, nonostante la già piacevole beva, è
pur sempre una Riserva.

In attesa di un’edizione particolare
della Riserva “Duemiladiciassette”, è stato interessante riassaggiare
il vino che fu galeotto durante quel famoso primo incontro con Il
Molinaccio, ovvero la Poiana Riserva 2012, ancora integrò ed evoluto
in finezza senza alcuna ostentazione, come poche riserve di Nobile
sanno fare. Grandi vino che ha chiuso il cerchio di una visita che è
valsa la conferma che mi ha spinto a scrivere questo pezzo.

Se fossi in voi una tappa al Molinaccio durante i vostri prossimi viaggi post-lockdown la farei!

#WineIsSharing